L’educazione terapeutica e i modelli di apprendimento: il comportamentismo

L’educazione terapeutica accompagna il paziente in un percorso di crescita, di realizzazione personale, che si propone come obiettivo primario il miglioramento della qualità della vita. L’educazione terapeutica è una formazione poiché prevede l’acquisizione di concetti complessi, che necessitano, a volte, di lungo tempo per essere appresi. L’apprendimento è un processo articolato, diacronico e dinamico, un “termine unificatore che potrebbe conciliare i differenti sensi attribuiti alla parola educazione”, poiché “si intende per formazione la trasformazione e il cambiamento di un progetto o stile di vita che ha come base l’apprendimento di nuove modalità di vivere e di viversi. In questo senso il cambiamento diventa sinonimo di apprendimento”. (d’Ivernois e Gagnayre 2006, 5)
Esistono diversi modelli teorici ai quali corrispondono processi e propositi differenti da raggiungere. Il ruolo del formatore varia a seconda del modello a cui si riferisce.
Il comportamentismo è un paradigma che è stato sviluppato da alcuni psicologi americani agli inizi del XX secolo. John Watson (1878-1958), Burrhus F. Skinner (1904-1990), Clark Hull (1884-1952) e Edward Tolman (1886-1959) sono i  teorici che maggiormente hanno contribuito alla formulazione di tale approccio. Fino a quel momento, i paradigmi teorici utilizzati dagli studiosi appartenenti alla corrente strutturalista (come Edward Titchener) e funzionalista (come James R. Angell) venivano considerati da Watson troppo esposti al rischio di soggettivismo. Infatti: “prima che il comportamentismo facesse la sua comparsa nel 1912, l’insegnamento psicologico predominante impartito nelle università americane era costituito dalla psicologia introspettiva” (Watson 2007, 7). Il tratto che la caratterizzava consisteva nel ritenere la conoscenza quale oggetto d’indagine della psicologia. Watson, al contrario, riteneva che per giungere ad uno studio realmente scientifico del comportamento umano bisognasse focalizzare la ricerca sperimentale sui comportamenti manifesti. Per tale autore, il focus dell’indagine divenne ciò che era possibile osservare: il comportamento. La mente veniva concepita come una black box, un dispositivo le cui operazioni interne non potevano essere indagate e di cui erano rilevabili solo gli stimoli in entrata (input) e le risposte in uscita (output).
All’interno di questo ampio approccio viene data enfasi in primis al meccanismo del condizionamento. In particolare Skinner si sarebbe interessato al legame tra il comportamento e il rinforzo definendo il condizionamento operante in contrapposizione al condizionamento classico di Ivan Pavlov.
L’obiettivo del comportamentista “è quello di riuscire a controllare le azioni umane e dunque, quello di prevedere e controllare l’attività umana” (Watson 2007, 17).
In questo contesto, il formatore deve produrre nel discente un cambiamento comportamentale orientato nella direzione desiderata e precedentemente pianificata. Il sapere si trasmette verticalmente ed il formatore ha un ruolo centrale nel processo di insegnamento/apprendimento.
Nel comportamentismo l’insegnamento è pedagogicamente strutturato come trasmissione del sapere strettamente organizzata in unità didattiche (frames) al termine delle quali viene svolta una verifica. Il modello si pone come retroattivo, fondato sulla teoria del feedback ed il soggetto che insegna può essere umano o artificiale. L’attenzione è rivolta all’uguaglianza del risultato e non alla specificità del soggetto apprendente, l’ambiente si predispone affinché si ottenga la risposta desiderata.
Il comportamentismo si rivela poco adatto nei programmi di educazione terapeutica che pongono, al contrario, il discente al centro del suo percorso di apprendimento, come un protagonista della propria crescita.

Bibliografia


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D’Ivernois J.F., Gagnayre R., Educare il Paziente. Un Approccio Pedagogico, McGraw-Hill Companies, Milano, 2006.
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Spinelli A., Rette e Spirali: Geometrie di Tecnologie Didattiche, Aracne, Roma, 2006.
Watson J. B., Behavior: An Introduction to Comparative Psychology, H. Holt in Company, 1914.
Il Comportamentismo, Fabbri Editori,  Milano, 2007.


Dott.ssa Martina Pozzi
Educatrice
Fonte www.psicoclinica.it del 23/5/2012