Educazione Terapeutica in cardiologia

Nel mondo, ma soprattutto nei paesi industrializzati le malattie cardiovascolari, sono in aumento. Tali patologie sono favorite, o aggravate da stili di vita non salutari caratterizzati da una scarsa attività motoria, un’ alimentazione scorretta, l’abuso di sigarette, droghe e alcool.
 Un intervento che può essere utile in ambito cardiovascolare è quello di Educazione Terapeutica che, come definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità “… consiste nell’aiutare il paziente e la sua famiglia a comprendere la malattia ed il trattamento, a collaborare alle cure, a farsi carico del proprio stato di salute ed a conservare e migliorare la propria qualità di vita".
 Un progetto di educazione terapeutica in questo ambito ha l’intento di rendere il paziente competente e protagonista nella cura della propria malattia. L’intervento è preceduto da una diagnosi educativa iniziale che, oltre a raccogliere informazioni di carattere medico, indaga la percezione soggettiva della qualità di vita, la motivazione al cambiamento, ed una serie di fattori psicologici che possono influenzare la compliance ai trattamenti.
 L’intervento educativo ha lo scopo non solo di migliorare le conoscenze ma soprattutto le competenze attraverso esperimenti di auto-osservazione, tecniche di problem solving, di rilassamento ed esercizi presi dalla mindfulness e dall’ACT (Acceptance and Commitment Therapy).
 I gruppi di educazione terapeutica mirano ad educare il paziente alla gestione della malattia e alla modificazione dei comportamenti di rischio, favorendo un ottimale inserimento nella vita quotidiana, familiare e sociale, attraverso la conservazione ed il miglioramento della propria qualità di vita.
 Scopo dell’intervento di educazione terapeutica svolto attraverso una modalità interattiva di gruppo, è quindi quello di aiutare i pazienti a divenire protagonisti nella cura della propria malattia cronica, attraverso l’acquisizione di una serie di competenze utili a :
individuare ed attuare strategie per il controllo dei fattori di rischio e per la modificazione dello stile di vita;
riconoscere ed esprimere le proprie emozioni (anche quelle riguardanti la malattia;
acquisire competenze nella gestione dello stress, dell’ansia, degli stati umorali disfunzionali;
avere una soddisfacente qualità di vita.
 Attualmente in Italia non esiste un protocollo standard o linee guida per l’educazione terapeutica per le malattie cardiovascolari e pochissimi sono i riferimenti bibliografici, ci sono però una serie di studi fatti in questo campo in nazioni come Francia e Svizzera che mostrano come programmi educativi possano migliorare la qualità della vita dei pazienti con problemi cardiovascolari. Uno studio francese chiamato “scuola del collasso cardiaco” effettuato su 24 pazienti per 9 mesi, ha mostrato che il 94% dei pazienti ha acquisito delle abilità e l’80% un miglioramento della qualità di vita.
 In Svizzera l’ Hopitaux Universitaires de Geneve ha lanciato una campagna di Educazione Terapeutica chiamata ELIPS, con “l’obiettivo di immergere il paziente in un ambiente educativo adatto ai suoi bisogni dal momento del ricovero in ospedale fino all’ambulatorio del proprio medico curante…”. Il Programma ELIPS è proposto gratuitamente a tutti gli ospedali interessati.Uno studio clinico multicentrico internazionale sta valutando l’efficacia del programma sulle recidive di eventi cardiovascolari a un anno di distanza. Sono state reclutate 2800 persone ed i risultati sono attesi entro la fine del 2012.
 In Italia in molte riabilitazioni cardiologiche si parla di programmi di psico-educazione, di educazione sanitaria e di prevenzione secondaria. Programmi di educazione terapeutica maggiormente strutturati sembra siano presenti principalmente nelle strutture del centro e del nord. Un esempio è quello che avviene nelle riabilitazioni cardiologiche della azienda USL Valle d’Aosta.
 Nella struttura, dal 2005, a un’infermiera professionale è stata assegnata la gestione del programma d’educazione terapeutica: “tale programma ha lo scopo di promuovere stili di vita sani, in collaborazione con la famiglia, attraverso un intervento che incrementi l’autoresponsabilità del paziente, e la piena coscienza che il suo comportamento è importante nel rallentare la progressione della malattia. Una delle azioni principali consiste, per esempio, nell’aiutare il paziente a scoprire i suoi punti di forza, sfruttando e riorganizzando positivamente le proprie energie cognitive ed emotive”.
 I gruppi di educazione terapeutica hanno un carattere di tipo informativo e si concretizzano in riunioni con pazienti e familiari. Ogni riunione ha la durata di circa 1 ora e i temi trattati riguardano:

     - L’anatomia, la fisiologia e la patologia del cuore

     - I fattori di rischio coronarico

     - L’alimentazione la ripresa delle attività lavorativa e non

     - L’ansia e lo stress

     - Le modifiche allo stile di vita

     - L’aderenza alla terapia farmacologica

     - Le procedure cardiologiche in generale

Nei casi in cui il singolo paziente preferisca un’attività individuale sono organizzati incontri individuali o con la presenza dei familiari.
 L’educazione terapeutica nel campo delle malattie cardiovascolari è ancora in una fase embrionale ma mostra le enormi potenzialità già espresse in campi diversi quali il diabete, l’asma e l’obesità.

Fonte www.psicoclinica.it 10/12/2012